lunedì 17 dicembre 2012

Stati Uniti (prima parte): San Francisco e la costa pacifica


Anni fa in tv andava di moda il gioco “se fosse..?”. Dovessi riferire questa domanda alla mia vacanza negli Stati Uniti risponderei: se fosse un cibo sarebbe un hot dog o un hamburger, se fosse un attore sarebbe Michael Douglas, se fosse un concetto astratto sarebbe l’infinito, se fosse una bevanda sarebbe un caffè bollente (very very hot!!!), se fosse una macchina sarebbe un pick-up…e si potrebbe continuare a lungo! Questo viaggio è stato un insieme di stereotipi confermati, tutto ciò che ho sempre visto essere raccontato nei film e nelle serie televisive, ma anche la scoperta di un paesaggio naturale immenso, incontaminato, vasto.
Un europeo è un turista “viziato” culturalmente, immancabilmente confronta il patrimonio assai ricco del continente d’origine con le terre del “nuovo mondo” (possiamo ancora chiamarlo così??) e per questo motivo, spesso ne rimane molto deluso. Gli Stati Uniti non si possono visitare con questa predisposizione mentale, altrimenti il viaggio non avrebbe alcun senso. 


Prima tappa a San Francisco. Da visitare: il porto (con obbligatorio pranzo a base di granchio), il quartiere di Haight-Ashbury (dove è vissuta anche Janis Joplin e dove è nata la cultura hippie degli anni Sessanta), i quartieri di Little Italy e Chinatown, il Golden Gate con la speranza di poterlo vedere senza la consueta nebbia ed infine fare un tratto comodamente seduti sui cable cars. In due giorni di sosta purtroppo il tempo è mancato per la visita della mitica isola di Alcatraz raggiungibile con il traghetto ed il quartiere di Sausalito al di là del ponte. Se avrete l’occasione di visitare la città anche nel giorno di domenica, ritagliate un’ora di tempo per una messa gospel in una chiesa metodista (la Glide Church) vicino ad Union Square: ne vale proprio la pena, assisterete ad un vero e proprio concerto ma con un’emozione difficile da spiegare, sarete di certo rapiti da questa atmosfera di vero amore per il prossimo! Abbracci fra i fedeli inclusi e gratuiti.

Tipica casa di San Francisco che ricorda strutture anglosassoni
San Francisco - Negozio nel quartiere hippie di Haight-Ashbury... quanto colore!!!

Scott McKenzie, morto lo scorso agosto, cantava negli anni Sessanta:

If you're going to San Francisco

Be sure to wear some flowers in your hair
If you're going to San Francisco
You're gonna meet some gentle people there



San Francisco - Golden Gate nelle foschia abituale 


San Francisco - Cable car che unisce Union Square al porto


San Francisco - La chiesa metodista Glide - www.glide.org

San Francisco - L'edificio verde appartiene a Francis Ford Coppola:
si dice che fra quelle mura egli abbia scritto la sceneggiatura de "Il padrino"


Il viaggio prosegue con un’auto in affitto lungo la costa che si affaccia sull’Oceano Pacifico, da San Francisco fino a Santa Monica, praticamente in piena Los Angeles. Lungo il lungo tragitto pernottiamo una notte a Carmel (www.loboslodge.com) e una notte a Santa Barbara (www.hoteloceanasantabarbara.com). Entrambe le cittadine sono delle località molto belle ed accoglienti, dove si possono trovare negozi per uno sfrenato shopping. La costa si dimostra essere meravigliosa, un giusto mix fra paesaggi naturali incontaminati e piccole città affacciate sul mare che non ti fanno mancare alcun servizio!
A Santa Monica abbiamo cenato in un ristorante sul molo, il Bubba Gump Shrimp (www.bubbagump.com): sì, proprio quello di Forrest Gump ed il cameriere ci ha pure fatto il quiz sulla trama del film! Diciamo che a Santa Monica varrebbe la pena di soggiornare anche per un periodo più lungo, dedicandosi soprattutto alla cura del corpo, correndo come fanno tutti: rigorosamente lungomare.

Meravigliosa natura incontaminata sulla costa che conduce verso sud - qui siamo a pochi miglia da Big Sur

Una strada panoramica - dalla Highway 1 uno spettacolo meraviglioso

Santa Barbara, a pochi passi dalla spiaggia

Al prossimo post per la continuazione del viaggio...!
Stefania




A quattro mani....

Come avevo anticipato nel post precedente, c'è una novità!
Quando ho aperto questo blog l'ho fatto per avere un mio piccolo spazio personale, convinta che magari quello che scrivevo non l'avrebbe mai letto nessuno.
Poi mi sono accorta che scrivere per me stessa non mi bastava, e trovavo piacere nel condividere i miei pensieri con gli altri.
Il mio mondo è sempre stato quello dell'archeologia, la storia e l'arte e in questi anni ho conosciuto tantissime persone che come me condividevano la stessa passione.
Una tra queste Stefania :-)
Ci siamo conosciute durante il Master due anni fà ed è un vulcano di idee, una persona sempre attiva e sempre con il sorriso!
Per me è stato solo un piacere coinvolgerla, in modo tale che questo mio spazio diventasse il NOSTRO spazio, dove poter raccontare le nostre esperienze, i nostri viaggi...a quattro mani!
Benvenuta Stefania e grazie per esserti lasciata convincere!

 Abbiamo anche una pagina Facebook per chi volesse venire a trovarci!

Luisa


mercoledì 12 dicembre 2012

Cappella di Montesiepi & Abbazia di San Galgano


Questo è un posto magico.
Tutte le volte che ci sono stata mi sono sentita come rapita e trasportata nel passato, un salto nel medioevo dove questa basilica viveva con attorno il suo villaggio
Ci riporta indietro fino all'anno Mille, periodo di dame e cavalieri, periodo storico caratterizzato da una rinnovata religiosità ma soprattutto da uno sviluppo economico che comportò cambiamenti evidenti nella vita sociale, tanto da determinare quello che alcuni storici hanno chiamato "Rinascimento medievale".

La Cappella di Montesiepi è una piccola chiesa situata su una collina a poche centinaia di metri dall'Abbazia di San Galgano e venne costruita nel 1183.
Al centro della Cappella affiora dal pavimento la Spada nella Roccia.
La leggenda vuole che  Galgano Guidotti dopo una giovinezza disordinata, si ritirò a vita eremitica per darsi alla penitenza, con la stessa intensità con cui si era prima dato alla dissolutezza. Il momento in cui si convertì , avvenne nel giorno di Natale del 1180, quando , giunto sul colle di Montesiepi, infisse nel terreno la sua spada, in modo tale da formare una croce.
Affascinante il mito e la somiglianza con la leggenda di Re Artù e la Tavola Rotonda.


Cappella di Monesiepi
Cappella di Montesiepi

L'Abbazia di San Galgano, venne costruita intorno al 1218, apparteneva all'ordine dei Monaci Cistercensi ed dopo un perido florido di quasi cento anni ebbe il suo declino intorno al 1300.
La particolarità di questa Abbazia sta nel fatto che è completamente priva di finestre e del tetto, in quanto dopo la sua decadenza e abbandono, si è fatta razzia della materia prima, il travertino e i marmi che l'arriccivano. L'atmosfera è molto suggestiva, un consiglio che dò è quello di andarla a  visitare la notte,io l'ho fatto quando ancora non si pagava il biglietto, ed è stato emozionante vedere  la luna incorniciata dal rosone centrale dell'abside. Mi piace nutrirmi di queste cose.
Abbazia di San Galgano (Fronte)




Sala consiliare


Abbazia di San Galgano (interno)

Navata centrale

Rosone laterale

Navata Laterale


Parte posteriore

Abbazua di San Galgano (retro)



Chianti come se Piovesse :-)
Ogni volta che faccio un viaggio, mi capita spesso di immedesimarmi in quel luogo, di come sarebbe stato vivere là e quale era il profumo dell'aria a quel tempo.
Complice un pò la leggenda e il mito di questo posto mi piace pensare a Ginevra che attende il suo Lancillotto qui nelle spledide terre toscane...perchè viaggiare è anche un pò fantasticare.
 Lu

Link Utili :






lunedì 10 dicembre 2012

Volterra

Ancora una volta una meta della Toscana, Volterra.
Mi ha sempre affascinata, per le sue origini, è una città ricca di storia che conserva all'interno delle sue mura, nelle pietre delle case antiche memorie di un tempo passato.
In questo link potrete scaricare una mappa con tutti i punti di interesse.
Dopo aver superato la famosa Porta dell'Arco, di origine etrusca si entra in questa splendida cittadina.

Porta dell'Arco


Scorcio centro storico

centro storico

Centro storico
Dopo una lunga passeggiata per le tipiche vie del centro, ovviamente non potevo non visitare uno dei più importanti musei Etruschid'Italia, il Museo Etrusco Guarnacci , putroppo aimè, la mia deformazione professionale mi porta a dire che che essendo un vecchio museo è ormai diventato un pò obsoleto e nonostante abbia una collezione di tutto rispetto questa non viene valorizzata nella giusta maniera nè viene contestualizzata correttamente, mettendo un pò in difficoltà il visitatore che in primis deve apprendere. Andrebbero aggiornate le didascalie e i pannelli. Rimane però il fatto che non ci si può stupire davanti ai meravigliosi reperti e la famosissima Urna degli Sposi, della quale rimane solo il coperchio.

Museo Guarnacci, Volterra



Urna degli Sposi, Museo Guarnacci, Volterra.
Urna degli Sposi, Volterra

Uscita dal Museo, ho fatto un tour di shopping. Volterra è famosissima per la produzione di oggetti e ornammenti in Alabastro, infatti è ricchissima di piccole botteghe che ne propongono la vendita. Ma non solo, si possono trovare anche pelletterie artigianali e prodotti tipici, sono tornata a casa con due borse nuove.
Questa è la vista del Palazzo dei Priori punto nevralgico della cittadina nel 1200 d. C., proprio di fronte il Palazzo Pretorio con la Torre del Porcellino, ritenuta una delle più antiche della città, sopra una mensola è raffigurato un porcellino da qui il simpatico nome.

Palazzo dei Priori

Palazzo dei Priori e Piazza dei Priori

Palazzo Pretorio e Torre del Porcellino.
Infine mi sono diretta verso il Parco Enrico Fiumi per visitare quello che rimane dell'Acropoli, occupata in modo continuativo dal VII sec. a.C. luogo di culto consacrato inizialmente dagli Etruschi e successivamente dai Romani e e terminata con il III sec. d.C nel Medioevo con successiva espansione degli edifici. All'interno del medesimo complesso si trova anche il Teatro Romano. Purtroppo era chiusa, e ho potuto fare questo scatto infilando la macchina fotografica oltre la cancellata. Il desiderio di poter scavalcare c'era, ma essendoci troppo gente, poi mi sono detta che forse non sarebbe stato il caso, per cui avrò la scusa per poterci tornare nuovamente, sperando sia aperto.
Acropoli, Parco Enrico Fiumi

Vista dal parco


Vi lascio con un'immagine della Rocca di Volterra, che non ho avuto modo di visitare, sperando di avervi invogliato ad andare a visitare questa splendida cittadina.

giovedì 6 dicembre 2012

WALKING SAFARI

Oggi inauguriamo una nuova sezione del nostro blog.
Racconti di viaggio, e a collaborare ci sarà un mio grande amico, una persona che stimo tanto, una persona che è stata capace di realizzare i propri i sogni e trasformare la sua passione in un lavoro. Lui si chiama Omar Fragomeni, vi lascio il link del suo sito, è un geologo ed è Specialist Member dell'AIEA  (Associazione Italiana Esperti d'Africa).
Omar si occupa di guide in tour safari in Africa, sopratutto in Namibia ma non solo. Durante i suoi viaggi ha sempre la sua inseparabile macchina fotografica, e la sua capacità di cogliere scorci di natura incontaminata, paesaggi incantevoli e momenti di vita è veramente straordinaria e ci ricorda sempre quanto la natura sia così forte e così preziosa.
Vi lascio in compagnia del suo racconto...il primo :-)
Grazie di cuore Omar!
LUISA

WALKING SAFARI by Omar Fragomeni
Il viaggio dentro il viaggio è sempre un’esperienza che lascia il segno. E’ un po’ come vedere un grande poster di un paesaggio ed avere la possibilità di ingrandirne una piccola porzione e scoprire un altro poster altrettanto emozionante.
Nei miei giri in Africa in qualità di guida, ho la possibilità di vivere luoghi e situazioni solitamente fuori dai percorsi turistici classici. Fra queste, quella che dà tante emozioni è il walking-safari. Normalmente i safari in Africa si effettuano su di una jeep, percorrendo chilometri alla ricerca di animali. A volte, quando è possibile, c’è l’opportunità di potere scendere dal mezzo e farsi una bella passeggiata nel bush. Non è una cosa semplice e alla portata di tutti: per primo bisogna avere un ranger autorizzato che ti possa accompagnare, secondo …sentirsela.
Sembra appunto una “passeggiata”, ma non lo è. Quando si va in un parco bisogna sapere che spesso ci sono animali molto pericolosi. Non parlo dei classici leoni, ma anche alcuni erbivori dall’aspetto goffo ed innocente che in realtà possono essere molto insidiosi. Quante persone sanno che in Africa fa più vittime l’ippopotamo che il leone? Eppure quel grazioso animale paffuto, pesante e pigro, che addirittura è usato come mascotte di una marca di pannolini, non sembrerebbe così aggressivo.
L’ippopotamo è un animale fortemente territoriale e non guarda in faccia a nessuno quando il suo territorio viene invaso. Nonostante la sua enorme mole, su terra raggiunge i 30Km/h: corre alla nostra stessa velocità!
Questo per fare capire che non è per i grandi e feroci felini che bisogna stare attenti, ma a tanti altri.
Per questo fare un safari a piedi non è cosa semplice, ma basta seguire alcune semplici regole per vivere un’esperienza davvero emozionante.
Ricordo con piacere un mio walking safari in Namibia. Ero nella riserva di Ongawa, ai confini con l’Etosha National Park, accompagnavo un gruppo di fotografi alla scoperta delle bellezze di questo Paese. In mattinata c’era in programma una camminata nel bush: Ongawa ha una fauna molto ricca, girando con il fuoristrada potemmo vedere facoceri, zebre, gnu, kudu e tanti altri erbivori. Ci imbattemmo anche in una coppia di leonesse che riposavano pigramente sotto la classica acacia.
Dopo quasi un’ora di strada finalmente ci imbattemmo in un gruppo di rinoceronti bianchi. Esistono due specie di rinoceronti, i bianchi ed i neri, questi ultimi sono molto aggressivi e difficilmente si fanno avvicinare da qualcuno senza caricarli. I rinoceronti bianchi sono più tranquilli, ma non meno pericolosi. 
Foto By Omar Fragomeni
Fu li che Michael, il nostro ranger, decise di farci scendere e portarci a piedi da quei pachidermi. E’ inutile dirlo, nonostante non fosse la prima volta, l’emozione rimane sempre forte!
Michael controllò il suo fucile Holland & Holland e lo imbracciò, poi prese un po’ di terra e la fece cadere dalla mano per capire da che parte tirava il vento. Questo è un fattore importante, il rinoceronte ha un fiuto ed un udito molto sviluppato, a differenza della vista, quindi è molto importante stare sempre sottovento affinché lui non avverta la presenza di intrusi.
In fila indiana con il ranger in testa, i due fotografi ed io in coda ci avviammo  verso i rinoceronti. Le regole erano state già dettate e bisognava stare attenti che gli ospiti le rispettassero. Dopo diverse brevi soste, utili a constatare eventuali cambi di direzione del vento, ci avvicinammo sempre di più. Fu li che una femmina alzò la testa allarmata. Aveva sentito qualcosa.

Foto by Omar Fragomeni
Il pugno del ranger segnalò l’immobilità assoluta, ci abbassammo lentamente in modo da nasconderci dietro l’erba alta, la barriera gialla ci avrebbe nascosto completamente dalla vista del rinoceronte. Un rumore a pochi metri dalla femmina ci avvertì della presenza di una madre col piccolo. Questo rese le cose più complicate, si sa che le femmine con i piccoli sono particolarmente suscettibili. Ci avvicinammo ancora un po’, ormai eravamo a quasi una ventina di metri dal gruppo. In totale erano quattro femmine ed un piccolo. Il silenzio assoluto diede a quell’incontro un aspetto quasi mistico, lasciandoci in contemplazione di quegli animali meravigliosi. L’osservazione durò una quindicina di minuti, il tempo necessario ai fotografi di fare il loro lavoro, nel frattempo il gruppetto di erbivori continuò a brucare, alzando ogni tanto la testa per accertarsi che non ci fossero intrusi. Così come arrivammo ce ne andammo, a malincuore, dopo avere assistito a quell’emozione intensa.
Ancora una volta, anche in quella occasione riflettei su quanto fosse fragile e bella la natura, ed anche un insignificante coleottero su uno stelo di erba secca, a quel punto, diventò anch’esso protagonista di quella scena indimenticabile. Un’esperienza da fare, e da rifare ancora!

Foto by Omar Fragomeni


mercoledì 5 dicembre 2012

DOLCE SORPRESA...

Le sorprese più dolci sono quelle più inaspettate, sopratutto se quando arrivano se rispecchiano appieno i tuoi gusti e le tue passioni.
Adoro il tè, adoro le tisane, gli infusi i roibos e adoro accompagnarli con del miele di apicolture artigianali.
Il profumo che infondono appena li immergi nell'acqua è qualcosa di sublime, e una tazza di buon tè e della buona musica sono la migliore compagnia nelle sere invernali.
Una dolcissima persona mi ha portato questo pensiero da Londra, ovviamente si aggiungeranno alle mie scatole di tè...dire che che le confezioni mi fanno letteralmente impazzire è poco.
L'aroma è speciale, e non vedo l'ora di gustarli tutti con in mano un libro :-)



Le confezioni contengono 25g di tè nero aromatizzato.
Vi posto il link del negozio Fortnum & Mason.
Qualcuno li ha già provati?


Trekking in Val di Fassa